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  PIAN DEI CAVALLI, LAGO BIANCO E MONTE BARDAN
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Per accedere al Pian dei Cavalli è meglio evitare la lunga Val Febbraro, propendendo piuttosto per la mulattiera che parte dall’abitato di Starleggia; tale scelta non solo risparmia alle nostre gambe qualche centinaio di metri di dislivello, ma permette anche di compiere un interessante percorso ad anello con ritorno attraverso la Valle di Starleggia. Risaliamo dunque con la macchina i ripidi pendii che sovrastano Campodolcino fino a raggiungere Starleggia (m 1565). Già da qui il panorama è superbo (svetta il Pizzo Groppera, proprio di fronte a noi, mentre laggiù in basso c’è Campodolcino).

Ci mettiamo in cammino, dapprima attraverso prati, carichi delle fioriture dei Gambi Rossi, quindi ci addentriamo in un boschetto. La salita finisce nei pressi di una cappella e di un campanile seicentesco, costruito sul ciglio del gradino roccioso, a distanza dal corpo principale della chiesa di San Sisto, perché il suono della campana raggiungesse anche l’abitato più in basso. Di fronte a noi si apre maestosa la Valle di Starleggia, conca verdeggiante costellata di casolari e baite; domina la composizione la mole piramidale del Pizzo Quadro. A breve distanza, le case di San Sisto. Senza raggiungerle, cerchiamo il sentiero che torna a salire nel rado bosco sulla destra e che ci conduce fra le baite sparse dell’Alpe Toiana prima, dell’Alpe Zocana poi. Mentre i panorami si allargano (lo Stella e il Groppera si piegano alla mole dei nuovi arrivati, il Pizzo dei Piani e il Ferrè), intorno a noi compaiono i cavalli, gli animali che danno il nome al luogo in cui ci stiamo addentrando.

Due sono le possibili modalità di attraversamento del Pian dei Cavalli: una segue il sentiero a lato del torrente, ai piedi del Monte Tignoso, permettendo di vedere le conformazioni carsiche della Valle dei Buoi; l’altra, percorrendo il lembo N della piana, segue il percorso di “visita” dei pannelli illustrativi. Sconsigliabile invece avventurarsi nella fascia centrale, dove l’impressionante gibbosità del terreno costringe ad un continuo saliscendi. Qualsiasi scelta di percorso si compia, l’importante è raggiungere lo splendido Lago Bianco cullato dalle pietraie che scendono dal Monte Bardan (chi segue i pannelli, per raggiungere il lago dovrà piegare decisamente verso SO e scavalcare un chilometrico muretto).

Nelle limpide acque del lago possiamo vedere riflessa l’intera Valle Spluga: a svettare sono ancora il Pizzo dei Piani e il Pizzo Ferrè, mentre il gruppo del Suretta, l’Emet e il Groppera dimostrano molta prudenza nell’affacciarsi da sopra i costoni erbosi che racchiudono il lago.

La salita ai 2812 metri del Monte Bardan, se affrontata nelle corrette condizioni fisiche, risulta di una banalità inaudita, sia per difficoltà che per impegno corporeo. Per conquistare la larga dorsale di cresta imbocchiamo la traccia di sentiero che si distanzia dal lago in direzione SO. Dai 2600 metri di quota, giunti finalmente sul confine italo-svizzero, la salita si fa monotona; la cresta è lunga, larga e con una pendenza troppo lieve, la cima sembra allontanarsi invece che concedersi all’escursionista. Poi, improvvisamente, eccola lì: spaziosa, accogliente, un campo da calcio d’alta quota; sul ciglio, un ometto con una modesta croce in legno.

Il panorama è ampio e va gustato con comodità. Verso E troviamo la Valle Spluga al completo: Pizzo Stella, Groppera, Emet, Suretta, Ferrè, Quadro: ci sono tutti! In basso, la diga e il Lago di Montespluga e la Gola del Cardinello, la Val Febbraro con i Laghi di Baldiscio e, naturalmente, il Pian dei Cavalli nella sua interezza. Ma l’occhio si spinge oltre: dietro al Pizzo Stella spuntano le lontane cime della Val Bondasca e un timido Disgrazia, mentre un bianco Bernina fa capolino alle spalle del Groppera, e l’elenco potrebbe continuare. La Svizzera invece regala la bella Val Mesolcina e un gran numero di cime, meglio visibili dalla vicina Cima di Barna (m 2862).

La discesa, per la stessa via, ci riporta al Lago Bianco. Da qui un’interessante variante ci evita la monotonia del Pian dei Cavalli: dal lago prendiamo il sentiero che, in falsopiano, serpeggia fino ad una bocchetta. Qui comincia la discesa nella Valle di Starleggia: il sentiero scende ripido fra i cespugli di rododendro, mentre in basso i vari alpeggi (Gusone, Morone, San Sisto) fanno mostra di sé, ordinatamente disposti nella conca verdeggiante. E una volta giunti lì, la donna anziana saprà sempre come convincerci ad acquistare la sua forma di formaggio locale. È con lo zaino decisamente appesantito che raggiungiamo San Sisto dove ritroviamo il sentiero fatto in mattinata, quindi in breve facciamo ritorno a Starleggia.

mappa del percorso








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località di partenza
dislivello complessivo
salita / complessivo
punti di appog. / note
consigliato / qual.foto
itinerario di cammino




il Pizzo dei Piani e il Pizzo Ferrè visti dal Pian dei Cavalli

il Pizzo dei Piani e il Pizzo Ferrè specchiati nel Lago Bianco



croce di vetta del Monte Bardan

i bei prati presso San Sisto, nella Valle di Starleggia




descrizione del percorso
Starleggia m1565 (Campodolcino; da Milano h2.30 km 135; da Sondrio h1.45 km 80)
760 metro per il lago, 1250 metri per la vetta
2.30 ore / 4.00 ore per il lago, 4.00 ore / 6.30 ore per la vetta
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Starleggia m1565  >  San Sisto m1780 h0.30 E  >  Alpe Zocana m2008 h0.30 E  >  Lago Bianco m2323 h1.30 E  >  Monte Bardan m2812 h1.15 E  >  Lago Bianco m2323 h0.45 E  >  San Sisto m1780 h1.00 E  >  Starleggia m1565 h0.20 E
croce di vetta del Monte Bardan
il Pizzo dei Piani e il Pizzo Ferrè visti dal Pian dei Cavalli
il Pizzo dei Piani e il Pizzo Ferrè specchiati nel Lago Bianco
i bei prati presso San Sisto, nella Valle di Starleggia




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